08 giu 2012

per una nuova primavera dell'istruzione

alla rete dei sensibili


La democrazia è il luogo in cui neppure un
grammo di intelligenza deve andare sprecato”
Pericle, Atene, V secolo a.c.
(per scaricare il documento in formato pdf clicca qui)

 


Care e cari che il 23 marzo scorso avete intonato l’urlo della scuola-bene-comune
scriviamo dai bassifondi del web che rimane per noi, poveri di mezzi ma ricchi di passione civile,
lo strumento di comunicazione  più efficace per parlarci e restare in contatto. In attesa naturalmente dei bellissimi momenti in cui ci ritroveremo a vivere insieme dentro le iniziative che ci attendono.
Scriviamo per tentare di raccogliere ciò che abbiamo seminato con l’Urlo e la Convenzione.
Ci spiace anticiparvi che le parole non saranno poche e di questo chiediamo perdono.
Non entreremo nel merito degli effetti prodotti dall’Urlo e dalla Convenzione, perché pensiamo che ognuno se ne sia fatto un’idea.
Pensiamo piuttosto, dalla risposta che c’è stata e dai fermenti che l’Urlo ha messo in moto, che  varrebbe la pena riflettere sul fatto che nel silenzio generale che era caduto sul mondo della conoscenza e della trasmissione dei saperi, le braci covavano copiose sotto la cenere e non erano evidentemente del tutto spente.
Si tratta forse di trovare i modi e le parole giuste per sollecitarle, per riaccenderle, le braci.
In questo senso non escludiamo che uno dei modi, anzi già qui avanziamo l’idea, possa consistere nel trasformare l’Urlo della scuola” in un appuntamento annuale fisso fino a che, tutti insieme, riterremo necessario lanciarlo. Una sorta di 25 aprile della scuola.

Abbiamo mesi per prepararlo e per coinvolgere tutte/i in un urlo liberatorio che faccia da sponda alle concretissime soluzioni che, di nuovo insieme, sapremo proporre.
Lo stesso valga per la Convenzione nazionale della scuola-bene-comune naturalmente, che potrebbe tenersi, il giorno che segue all’Urlo, ogni anno in una città diversa.
E’ indubitabile che il mondo della scuola oggi, ma si potrebbe dire da tempo, si trovi a lottare in condizioni di estrema solitudine, disgregazione e impotenza.
Abbiamo tante idee, tante proposte e analisi e critiche su ogni singolo tema, su ogni singola decisione presa o soluzione adottata. Ma nulla passa, niente trova attenzione. La ragione è semplice. Nella nostra disgregazione generale non riusciamo ad essere una forza capace di farsi ascoltare, una forza capace di imporre ciò che andrebbe fatto per il bene di tutti, della scuola, degli studi, della ricerca.
Come costruire tale forza? A noi viene in mente una sola cosa, il processo che ha portato milioni di persone a raccogliersi attorno a quel bene comune che è l’acqua. Parole semplici per un obiettivo essenziale: l’acqua è di tutti e per tutti e non può essere posseduta e governata dal mercato.
I cittadini hanno capito e il referendum lo ha certificato.
La Convenzione nazionale della scuola bene comune, nella Carta dell’Urlo approvata a Bologna il 24 marzo e che qui alleghiamo, ha scritto, “la scuola pubblica è un bene comune, come l’acqua”. Parole semplici per un obiettivo essenziale. L’istruzione pubblica é per tutti e non può essere posseduta e governata dal mercato: tu non hai soldi? allora non vai a scuola oppure vai in una scuola di serie B. Non è accettabile, dobbiamo trovare il modo di affermarlo, come è accaduto per l’acqua.
E se è vero che la scuola pubblica è un bene comune come l’acqua, come la salute come la giustizia uguale per tutti è vero anche che forse possiamo farcela, e il tempo è adesso, prima che sia troppo tardi.
Come costruire una forza a partire da “noi-scuola”? Con quali parole e quale visione?
Il processo di privatizzazione dell’istruzione pubblica è inequivocabile. I sintomi sono ormai innumerevoli: Invalsi, ex Aprea, Vales, chiamata diretta, riduzione degli organi collegiali, contributi volontari, crediti pregressi, i privati nelle fondazioni universitarie, le scuole d’infanzia abbandonate al mercato.
Dice Noam Chomski, “si sta passando dall’idea che l’istruzione superiore sia un vantaggio per il Paese, all’idea che a beneficiarne siano solo coloro che la ricevono e che quindi devono sostenerne i costi”.
Bisogna fermare tale processo ad ogni costo. Bisogna riaffermare la centralità dell’istruzione pubblica ad ogni costo. Bisogna farlo al di là di ogni differenza, smussando spigoli e pregiudizi, antichi risentimenti e gelosie identitarie, concentrandosi tutti su un unico obbiettivo, semplice ed essenziale:
fermare e rovesciare il processo di demolizione e di conseguenza il processo di  privatizzazione della scuola pubblica per far sì che la scuola pubblica, l’istruzione pubblica, rifiorisca prepotentemente, più ricca, più libera, più solidale, più democratica, più capace, più accogliente, più laica di quanto non lo sia mai stata.
Dobbiamo trovare le parole e le iniziative giuste per fare capire a tutti quel che sta accadendo, ed è su questa visione che forse possiamo costruire la forza che ora ci manca.
L’Urlo per “una nuova primavera della scuola pubblica” ha tentato di essere questo, un urlo di attenzione che valesse per tutti, per ogni insegnante studente genitore cittadina/o che avesse a cuore il bene comune dell’istruzione pubblica. Così è accaduto che attorno all’urlo, attorno ad un’iniziativa generale, attorno al tentativo di rimettere al centro dell’agenda politica l’istruzione pubblica, abbiamo raccolto migliaia di adesioni, individuali e collettive, segno evidente che le iniziative, se condivise e pensate all’insegna del bene comune, non solo uniscono ma rimettono in campo energie che pensavamo perdute.
Si riparta dunque da iniziative comuni che facciano riferimento sempre e comunque all’inaccettabile processo di privatizzazione della scuola pubblica, ci si unisca intorno ad esse. Si cresca intorno ad esse e intorno ad esse si costruiscano le connessioni, le alleanze, la forza necessaria a far sì che il mondo dell’istruzione pubblica possa incidere di nuovo sul proprio futuro.
Le iniziative a macchia di leopardo non sono più sufficienti.
La CARTA dell’URLO
Nella Carta dell’urlo abbiamo fatto tre proposte “politiche” e una proposta organizzativa
Le tre proposte della Carta:
  1. Abbiamo scritto che l’istruzione pubblica deve essere finanziata per una cifra pari almeno alla media europea e portata a 18 anni l’età dell’obbligo.
  2. Abbiamo scritto che la legge 62, che ha introdotto i finanziamenti pubblici alle scuole private, deve essere abrogata.
  3. Abbiamo scritto che le leggi di iniziativa popolare devono essere discusse, così come prevede la Costituzione, e non lasciate morire nei cassetti polverosi del Parlamento.
Crediamo di conoscere, ancor prima che si presentino, le obiezioni alla Carta dell’Urlo approvata dalla Convenzione: “manca la richiesta di abrogazione della 133,  manca questo e quello e quest’altro ancora”.
Ma se ci pensiamo, le tre proposte della Carta cancellerebbero interamente e in un sol colpo le orrende politiche scolastiche degli ultimi 20 anni, altroché la Gelmini.
L’abrogazione della legge 62 per riaffermare la centralità insuperabile della scuola pubblica,
la legge d’iniziativa popolare per disegnare i principi di una scuola pubblica di qualità e all’altezza dei tempi,
e infine  un finanziamento dell’istruzione pubblica pari almeno alla media europea per dire che la scuola è un investimento per il futuro del Paese e non una spesa sociale – e anche stando alle parole di chi governa – per avere le risorse necessarie affinché il Paese abbia quelle chances per la crescita e la competitività di cui tutti si riempono la bocca.
L’alternativa sono i quaderni di doleances, un elenco infinito di sofferenze vere ma che non riescono a produrre che iniziative isolate e sconfitte certe.
Nessuno di noi ha la verità in tasca e se verità mai ci fosse, pensiamo che abiti a pezzetti dentro molte tasche.
Una cosa però ci sentiamo di proporla: molti, insieme, di volta in volta su obiettivi comuni, ma sempre in una cornice unitaria che urli ” la scuola pubblica è un bene comune, come l’acqua”. Un bene che non può essere lasciato al mercato né alle avventure di politiche che usano la scuola per fare cassa o nella peggiore delle ipotesi per dividere le giovani generazioni fra privilegiati e diseredati.  
Questa è la visione che proponiamo, niente di più né di meno.
La PROPOSTA ORGANIZZATIVA
Nella Carta dell’Urlo abbiamo avanzato una proposta organizzativa costituita da tre strumenti di lavoro: un’Associazione, una Rete di comunicazione, un Quaderno di lavoro on-line.
E’ ciò che abbiamo pensato, ciò che ci pare utile oggi. Nessuna pretesa egemonica. Semplicemente un luogo di convergenza, uno dei tanti, per costruire connessioni, per fare rete. Ci mettiamo a disposizione, come abbiamo fatto da ormai molti anni a questa parte, per un lavoro che sarà di lunga lena, irto di difficoltà e ostacoli, lo faremo nella consapevolezza che non possiamo restare inermi davanti alla possibilità che noi già oggi e le nuove generazioni domani, siano private del diritto inalienabile di formarsi, studiare, divenire cittadini consapevoli in condizione di uguaglianza e pari opportunità.
Dunque
un’Associazione nazionale: “una nuova primavera per la scuola pubblica”

Sappiamo bene che di associazioni nazionali ce ne sono tante e molte di grande valore.
Ma per noi essa sarà semplicemente il luogo di connessione comune per iniziative comuni.
Il nome di una prospettiva vivente, il senso di un percorso possibile: “una nuova primavera per la scuola pubblica” appunto!
Dunque
i quaderni di lavoro dei sensibili alla scuola pubblica
,
aperti al contributo di tutte e tutti e raggiungibili dalla rete.
Li abbiamo pensati come strumenti di lavoro da offrire alla riflessione di chiunque desideri collaborare, per giungere alla fine a proposte, documenti e iniziative condivise.
Dunque
una rete di connessione e di comunicazione: “la rete dei sensibili”

E’ inutile dire che comunicare attraverso una lista composta da migliaia di persone e soggetti collettivi comporta problemi giganteschi. Se lasciata a sé stessa rischierebbe di diventare uno sfogatoio senza fondo e senza costrutto che naturalmente va evitato.
Abbiamo quindi pensato di proporvi un modo inusuale di utilizzare “la rete dei sensibili”.
L’idea consiste nell’utilizzarla per le fasi iniziali e conclusive delle attività di riflessione, di elaborazione, di proposta che si consumeranno in modo esteso e libero sui quaderni di lavoro del sito www.urlodellascuola.it ( i quaderni di lavoro sono ancora in allestimento).
Facciamo un esempio per capirci: nei commenti sul sito appare l’idea di un’iniziativa di mobilitazione o di discussione, che viene ripresa da altri commenti.  In lista (rete dei sensibili) si informa tutti della proposta di muoversi in tale direzione, in modo che chiunque voglia contribuire possa farlo trasferendosi sui quaderni di lavoro, dove l’idea prenderà forma e sostanza con l’apporto di tutte/i. Una volta definita, l’idea riapproda in lista per essere diffusa e promossa.
Coerentemente con le affermazioni emerse dalla Convenzione del 23 marzo proponiamo di iniziare con i seguenti quaderni di lavoro:
  1. Considerare fin d’ora l’idea di riproporre l’urlo della scuola, e a seguire la Convenzione da tenersi in una città da decidere (Roma, Milano, Napoli?) – primavera 2013
  2. Richiesta perentoria affinché siano messe in discussione le leggi di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica” e “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”. Potremmo tentare di organizzare un sit-in a staffetta in collaborazione con i forum dell’acqua: giorno e notte per una settimana davanti al Parlamento – ottobre 2012
  3. esplorare la possibilità di indire un referendum per abrogare la L. n° 62  che aggirando il dettato costituzionale istituisce furbescamente finanziamenti pubblici per le scuole private.
  4. esplorare la possibilità di indire referendum consultivi comunali per abolire i finanziamenti pubblici alle scuole d’infanzia private al fine di utilizzarli per le scuole comunali e statali.
  5. Esplorare la possibilità di individuare una iniziativa nazionale e unitaria sul sistema di valutazione Invalsi – primavera 2013
Le cose da fare e da dire sarebbero ancora tante e molte di esse dipenderanno dalle scelte che giorno dopo giorno ci verranno imposta dalla Politica. Una di esse malauguratamente é in corso d’opera, il progetto di legge n° 953 (ex Aprea). Cosa fare?
Se siete giunti fino a qui ne siamo felici. Contiamo di non avere dimenticato nulla, ma di certo non è così, e comunque ce lo ricorderete voi.
Un’ultimissima cosa: seguire il web, organizzare le pagine del blog, aggiornarlo, modificarlo farlo evolvere è per le nostre forze un problema sia per la scarsità di competenze sia per il tempo. Chiediamo a chi è interessato a collaborare in questo senso di farsi vivo, utilizzando l’indirizzo unanuovaprimavera@urlodellascuola.it
26 maggio 2012
Associazione nazionale ”una nuova primavera per la scuola pubblica”

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