27 set 2017

"punti di vista", un cortometraggio sullo sfruttamento dei docenti da parte delle scuole paritarie

Il 28 settembre 2017 a Palermo è stato presentato in anteprima nazionale il cortometraggio inedito di Francesca La Mantia "Punti di vista" in occasione della manifestazione "Istruzione e Mezzogiorno: la giusta direzione per lo sviluppo del paese" a cura di Cgil Sicilia, FLC CGIL Sicilia, #Unipa2017. 
Alla proiezione del corto, alla presenza della regista ed autrice, è intervenuta la Segretaria Generale CGIL Susanna Camusso.  
"Punti di vista", un cortometraggio girato in Sicilia nel 2014 e prodotto dalla Flc-Cgil Palermo, denuncia in modo ironico, sarcastico e innovativo una realtà che da almeno 60 anni colpisce il sistema scolastico del Sud. 
Tra Palermo e Roma sono state accertate infatti più di 500 scuole paritarie che non pagano i docenti, dando loro buste paga vuote e assicurando il punteggio. I docenti, a loro volta, pur non prendendo uno stipendio, devono pagare le tasse su un compenso mai percepito. 
Il cortometaggio, basandosi su inchieste realmente accertate, rende tutto amaramente onirico e restituisce a tutta la nazione lo specchio di un problema preciso.

Il cortometraggio "Punti di vista":  [CLICCA QUI]

La pagina FB di "Punti di vista": https://www.facebook.com/pg/puntidivistafilm/photos/

Sullo sfruttamento dei docenti da parte delle scuole paritarie riproponiamo un nostro post del dicembre 2014: "Il libro nero della scuola italiana". 

17 set 2017

insegnanti per la cittadinanza

Franco Lorenzoni, maestro elementare e ideatore del Laboratorio Casa Cenci, promuove un appello per lo ius soli e lo ius culturae tra gli insegnanti. Vi proponiamo l’appello nella sua versione integrale, potete anche firmarlo al link indicato.

Care amiche e amici,
vi chiedo di diffondere il più possibile e il più velocemente possibile questo appello per organizzare per tempo la mobilitazione del 3 ottobre 2017

Grazie, Franco Lorenzoni


 
INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA
Appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae

Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800.000 bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro. Se nati qui, dovranno attendere fino a 18 anni senza nemmeno avere la certezza di diventarci, se arrivati qui da piccoli (e sono poco meno della metà) non avranno attualmente la possibilità di godere di uguali diritti nel nostro paese.
Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo – che sono legge dello stato – sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto.
Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro.

Per queste ragioni proponiamo che noi insegnanti ed educatori martedì 3 ottobre ci si appunti sul vestito un nastrino tricolore, per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti.
Chi vorrà potrà testimoniare questo impegno anche astenendosi dal cibo in quella giornata in uno sciopero della fame simbolico e corale.

Il 3 ottobre è la data che il Parlamento italiano ha scelto di dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione e noi ci adoperiamo perché in tutte le classi e le scuole dove è possibile ci si impegni a ragionare insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita “a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole.
Ci impegniamo inoltre a raccogliere il numero più alto possibile di adesioni e di organizzare, dal 3 ottobre al 3 novembre, un mese di mobilitazione per affrontare il tema nelle scuole con le più diverse iniziative, persuasi della necessità di essere testimoni attivi di una contraddizione che mina alla radice il nostro impegno professionale.
Crediamo infatti che lo ius soli e lo ius culturae, al di là di ogni credo o appartenenza politica, sia condizione necessaria per dare coerenza a una educazione che, seguendo i dettati della nostra Costituzione, riconosca parità di doveri e diritti a tutti gli esseri umani.
Al termine del mese consegneremo questa petizione ai presidenti dal Parlamento Laura Boldrini e Pietro Grasso tramite il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani, perché al più presto sia approvata la legge attualmente in discussione al Parlamento.
Le e gli insegnanti ed educatori che operano in diverse realtà, associazioni, gruppi o scuole possono aderire all’appello collegandosi ad Appello degli insegnanti per lo ius soli e lo ius culturae, cliccando qui: https://goo.gl/forms/1AC6g081ttGQC9Ag2 . 

Abbiamo anche creato il gruppo Facebook “INSEGNANTI PER LA CITTADINANZA”, esclusivamente per raccogliere proposte, esperienze e suggerimenti da condividere, per preparare le iniziative che si realizzeranno il 3 ottobre 2017 e nel mese successivo. Chiamiamo tutti a collaborare e cooperare per costruire una campagna di largo respiro che parta dalle scuole. Per entrare nel gruppo facebook clicca qui
Dichiaro di essere informato, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 13 del D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, che i dati personali raccolti saranno trattati, anche con strumenti informatici, esclusivamente nell’ambito del procedimento per il quale la presente dichiarazione viene resa. 

primi firmatari
Franco Lorenzoni maestro elementare Eraldo Affinati insegnante e scrittore, fondatore della scuola Penny Wirton Giancarlo Cavinato segretario del MCE, Movimento di Cooperazione Educativa Giuseppe Bagni presidente del CIDI, Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti Clotilde Pontecorvo presidente della FITCEMEA Gianfranco Staccioli segretario della FITCEMEA Roberta Passoni coordinatrice della Casa-laboratorio di Cenci Paola Piva coordinatrice scuole migranti Alessandra Smerilli scuola per stranieri ASINITAS Sara Honegger scuola per stranieri ASNADA Fiorella Pirola rete scuolesenzapermesso

15 set 2017

basta compiti a casa? ahi! ahi! ahi! (di giuseppe caliceti)

Continua il dibattito sui compiti a casa. Dopo la lettera del Preside Maurizio Parodi alla Ministra Fedeli, [clicca qui], un intervento di Giuseppe Caliceti.


Uno degli sport nazionali preferiti di questi ultimi anni, praticato in primis da giornalisti e politici, è quello di dare addosso ai docenti italiani. Ogni volta in modo diverso.
Quest’anno, per esempio, su alcuni giornali nazionali, la scorsa settimana, c’è chi è arrivato a sostenere che se le famiglie italiane si sfasciano, o i genitori non hanno più un buon rapporto con i loro figli, la colpa di chi è? Dei docenti della scuola pubblica. Perchè? Perchè sono sadici. Giuro. Perchè danno troppi compiti agli studenti. Insomma, sarebbero i compiti che creano tutti questi danni. Se invece smettessero improvvisamente di dar compiti nelle scuole di ogni ordine e grado, le famiglie italiane e l’Italia intera sarebbero un Paese meraviglioso. Non ci si crede, lo so. Ma è proprio così. C’è chi ha paragonato la scuola pubblica italiana ad un gulag. E c’è anche un dirigente scolastico che, invece di promuovere un buon rapporto tra docenti e genitori degli studenti – rafforzando cioè quel patto educativo sempre più incrinato che è alla base di ogni serio e riuscito processo educativo, – ha pensato bene di fomentarne lo scontro. Creando in rete la petizione “Basta compiti”, titolo di un suo libro, che ha già raggiunto un discreto numero di seguaci. Perchè bisognerebbe abolire i compiti?
Ecco alcune motivazioni: perchè sarebbero inutili; dannosi perchè procurano disagi; perchè sarebbero discriminanti perchè avvantaggerebbero gli studenti avvantaggiati; prevaricanti perchè non lascerebbero il «diritto al riposo e allo svago», sancito dall’Articolo 24 della dichiarazione dei diritti dell’uomo e riconosciuto a tutti i lavoratori; perchè sarebbero impropri perchè costringerebbero i genitori a sostituire i docenti senza averne le competenze professionali; limitanti e stressanti, perchè causerebbero, appunto, molti, troppi conflitti famigliari. Sembra una barzelletta, ma non lo è.
Dalle pagine del Corriere della Sera, il maestro Franco Lorenzoni aveva provato sommessamente a spiegare a un papà che scriveva una lettera pubblica contro i compiti, che per imparare a suonare la chiatarra, ci vuole un po’ di impegno e di esercizio. E, pazientemente, lo esortava: «Si fidi della scuola e delle sue scelte, si fidi degli insegnanti e del loro metodo. Sono bravi, mi creda».
Ciò che colpisce in questa polemica che quest’anno non sembra mai sopirsi, è come, ormai, a forza di aver avuto governi che parlano di scuole aziende e di diritto costituzionale gratuito come quello dell’istruzione dei minori non più, appunto, come un diritto, ma come di servizio, tra l’altro sempre più privato, la famiglia-cliente sia sempre più esigente. Ma non nel senso che pretenda una formazione del figlio sempre più alta; ammettiamolo, la qualità della scuola pubblica italiana, dal 2008 a oggi, con i tagli giganteschi a personale e fondi, ha tagliato anche la sua qualità. Ma, piuttosto, pretendendo una scuola sempre meno «invandente» nella vita adulta dei genitori. Come se i figli fossero auto e le scuole posteggi. O club di animazione turistica. È vero, nel tempo pieno, è bene che i bambini dopo otto ore a scuola non abbiano carichi eccessivi neppure nei week-end. E’ vero, in alcuni paesi scandinavi non vengono dati compiti, ma l’organizzazione e il calendario scolastico è assolutamente diverso dal nostro e lì si investe nell’istruzione moltissimo, mentre da noi pochissimo: là sono i primi in investimento in Europa e nel mondo, qui da noi gli ultimi; e questo, qualcosa, dovrà pur voler dire. Resta il fatto che tale polemica sui compiti promossa dai media italiani sembra minare ancora di più il fragile patto educativo tra docenti e genitori degli studenti che c’è oggi.
Personalmente sono a favore dei compiti. Perchè responsabilizzano gli studenti (e, a questo punto, mi viene da dire, anche, alcuni genitori). Perchè aiutano ad avere più autonomia (cioè ad imparare a fare da soli). Perchè l’apprendimento, ma anche la buona educazione, mi viene da dire, nessuno te li regala ed hanno a che fare anche con impegno, disciplina, organizzazione del proprio tempo, fatica. Tutte parole che oggi sembrano cadute nel dimenticatoio. Sarà un caso?
Giuseppe Caliceti, il manifesto, 15/9/2017

tra i banchi di una pedagogia neoliberista (di roberto ciccarelli)

La «Buona Scuola» di Renzi ha trasformato la scuola in un’agenzia del customer care, la cura dei clienti. La definizione è di Christian Raimo, scrittore e insegnante militante, nel suo ultimo libro Tutti i banchi sono uguali. La scuola è l’uguaglianza che non c’è (Einaudi, pp. 142, 16 euro). L’alternanza obbligatoria tra scuola e lavoro, a regime da quest’anno per gli studenti delle superiori, porta a compimento un progetto della pedagogia neoliberista: trasformare lo studente in una forza lavoro capace di praticare il problem solving e le soft skills.
QUESTE PAROLETTE sono state prelevate dai manuali di management delle risorse umane e sono state adattate alle circolari scolastiche dal ministero dell’Istruzione. È ormai noto il loro significato: trasformare la conoscenza in capacità di risolvere problemi affinché il soggetto impari a esercitare competenze molli e trasversali sul lavoro e nella vita. La scuola, oggi, insegna a diventare forza lavoro adattabile al mercato, non una soggettività che afferma il proprio diritto a esistere nella società e sul mercato. A questo fine è utile fare un tirocinio da 200 o 400 ore per friggere patatine, servire un gelato da Mc Donald’s o aiutare un cliente che cerca un vestito last-minute da Zara. Questo progetto di professionalizzazione dell’istruzione ha ricevuto una spinta dal renzismo: educare gli adolescenti alla morale dell’imprenditore di se stesso – imparare a gestirsi come un’impresa – in una società dove la regola è il lavoro gratuito, estenuante è la ricerca di una visibilità funzionale alla conquista di un «lavoretto».
IN UN PAMPHLET agile, nutrito da inchieste sul mercato nero delle lezioni a pagamento, sensibile rispetto all’ampia discussione sulla trasformazione in atto, Raimo delinea la trasformazione dalla scuola disciplinare del comando alla scuola del governo della forza lavoro con i contratti a breve e brevissimo termine. Questa istituzione sente comunque la necessità di continuare a fare la morale. A quanto pare il Bene per gli studenti consiste nell’essere disponibili alle necessità di chi comanda in un negozietto, un salone di bellezza o una fabbrichetta di bulloni. Scuola significa essere pronti al lavoro, non importa quale.
È lo stesso messaggio che passa ogni volta che si celebrano i dati del presunto «successo» del Jobs Act. L’occupazione «cresce», non importa che sia quella precaria e degli over 50. L’importante è che sia «lavoro». Un lavoro qualsiasi per tenersi occupati. Questa legge è fondamentalmente classista: vale per chi non ha altre risorse che quelle di vendere la propria forza lavoro, non tanto per chi può contare su un capitale sociale e familiare per aggirare qualche ostacolo.
«IL PROBLEMA del lavoro per questi adolescenti – scrive Raimo, citando Gioventù assurda di Paul Goodman – non potrebbe essere sanato che attraverso una rivoluzione sociale». Un’aspirazione prosciugata all’epoca della disillusione compulsiva, ma che potrebbe stimolare i ragazzi in fiore che vogliono conoscere il mondo oltre i «McJobs» – i lavori-spazzatura – a cui sono condannati a vita.
Roberto Ciccarelli, il manifesto, 15/09/2017

08 set 2017

lettera aperta alla ministra fedeli: «basta compiti a casa, ottima idea, estendiamola»

Gentile Ministra,

ho letto, con grande interesse, della sperimentazione sui «compiti a scuola» avviata in alcune scuole italiane. Da tempo, sostengo la necessità di abolire i compiti nella scuola cosiddetta dell’obbligo (la petizione: «Basta compiti!», su change.org, ha superato le 24 mila adesioni) [oggi 8/9/2017 sono 24.900, ndr] perciò considero benemerita qualsiasi iniziativa in tal senso.

Mi limito a segnalare la follia pedagogica dei compiti quotidiani e «per le vacanze», assegnati persino ai bambini che frequentano classi a tempo pieno (dopo 8 ore di immobilità forzata), rispetto alla quale ritengo necessario un intervento urgente da parte del Suo Ministero, pur nel rispetto delle prerogative costituzionali dei singoli docenti e dell’autonomia degli istituti, e del Ministero della Salute, giacché si tratta dell’igiene fisica e mentale degli studenti – oltreché di una patente violazione del «diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…» sancito dall’art.31 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata dallo Stato italiano il 27 maggio 1991, con legge n.176.

Trovo però pedagogicamente insostenibile la separazione (prospettata in alcuni articoli giornalistici di commento all’iniziativa), tra teoria e pratica, l’una la mattina l’altra il pomeriggio: in una didattica sensata devono procedere di pari passo, anzi la teoria dovrebbe scaturire dalla riflessione sulla pratica che perciò la precede.

Voglio, altresì, ricordare che in Italia operano più di 500 docenti di ogni ordine e grado, ignorati dal Ministero da lei diretto («segnalati» in più occasioni), che questa «sperimentazione» attuano da anni e senza avere necessità di estendere l’orario scolastico, e senza avere chiesto o ricevuto supporti e riconoscimenti; sono gli insegnanti iscritti al gruppo Facebook: «Docenti e Dirigenti a Compiti Zero», l’impegno dei quali dimostra che una scuola senza compiti è possibile in qualsiasi situazione e senza bisogno di aumentare il tempo scuola.

Dovendo fare uno studio sulla «fattibilità» di una didattica «senza compiti» sarebbe stato opportuno, utile, forse anche doveroso, interpellarli, acquisire le loro testimonianze, monitorarne le esperienze (alcune riportate nell’ebook: «I compiti fanno male»).

Un’occasione mancata, sempre che il Ministero non decida di avvalersi del contributo di quei docenti che sono già oltre la sperimentazione annunciata.



Dixi et salvavi animam meam.



Maurizio Parodi

Dirigente Scolastico



Lettera al quotidiano “il manifesto” pubblicata l’8 settembre 2017

02 set 2017

vaccini, informazioni e modulistica per accedere ai servizi educativi del comune di milano

Il decreto legge 7 giugno 2017 n. 73, converito con modifiche con la legge 31 luglio 2017, n. 119Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, di malattie infettive e di controversie relative alla somministrazione di farmaci - prevede che le bambine e i bambini siano in regola con le vaccinazioni per poter frequentare nidi, scuole dell'infanzia, sezioni primavera, centri prima infanzia, tempi per le famiglie e ludoteche [clicca qui per visionare la tabella per il controllo dell'obbligo vaccinale]. 

Il Ministero della Salute ha predisposto una dichiarazione sostitutiva dell'atto di notorietà che costituisce Modulo di autocertificazione per le vaccinazioni [clicca qui]. La dichiarazione deve essere consegnata alla Segreteria della scuola a partire dal venerdì 1° settembre 2017 e comunque entro e non oltre lunedì 11 settembre 2017.


La normativa nazionale prevede che a partire dall'11 settembre 2017 i bambini che non abbiano presentato tale documento di autocertificazione (con relativi allegati, laddove richiesti) NON possano accedere ai servizi educativi del Comune di Milano.

Il vademecum di aiuto alla compilazione dell'autocertificazione nelle seguenti lingue: italiano, cinese, spagnolo, inglese, francese, arabo.

ma quando finisce la scuola? il calendario scolastico 2017-2018

Il calendario scolastico viene annualmente definito con le seguenti modalità.

Il Ministero dell’Istruzione emana una ordinanza in cui viene definito unicamente il calendario delle festività nazionali, che vengono rispettate da tutte le scuole di ogni ordine e grado. Unica festività di tipo locale è quella del Santo Patrono, differente per ogni comune.
A partire dall’anno scolastico 2002/2003, le Regioni sono state delegate a definire un proprio calendario scolastico, in cui vengono individuate:
- la data di inizio delle lezioni
- la data di termine delle lezioni
- i giorni di chiusura per le festività natalizie e pasquali
- altri eventuali giorni di sospensione delle attività didattiche.


L’unico vincolo che deve essere rispettato è quello di prevedere almeno 200 giorni di lezione – calcolati considerando una frequenza di sei giorni alla settimana – per garantire la validità dell’anno scolastico.
 

Attenzione però. Le istituzioni scolastiche, nel rispetto del monte ore annuale previsto per le singole discipline e attività obbligatorie, possono disporre adattamenti del calendario scolastico debitamente motivati e deliberati dal Consiglio d’Istituto, che devono essere comunicati tempestivamente alle famiglie entro l’avvio delle lezioni. 

Consigliamo pertanto di verificare sempre il calendario definitivo approvato dalle singole scuole, anche della stessa città. Lo stesso dicasi per le modalità e gli orari di ingresso del primo giorno di scuola, e dei successivi, che possono variare da istituto ad istituto.

Il primo giorno di scuola dell’a.s. 2017/2018
- martedì 5 settembre 2017: primo giorno di scuola per la scuola d’infanzia
- martedì 12 settembre 2017: primo giorno di scuola per tutti gli ordini e gradi di istruzione e per i percorsi formativi di istruzione e formazione professionale, con possibilità tuttavia di avvio anticipato da parte delle istituzioni scolastiche e formative

Le festività e le vacanze scolastiche in Lombardia dell’a.s. 2017/2018
- mercoledì 1 novembre 2017: festa di tutti i Santi
- venerdì 8 dicembre 2016 - festa dell'Immacolata Concezione
- da sabato 23 dicembre 2017 a sabato 6 gennaio 2018: vacanze natalizie
- lunedì 12 / martedì 13 febbraio 2018: carnevale (rito romano)
- venerdì 16 / sabato 17 febbraio 2018: carnevale (rito ambrosiano)
- da giovedì 29 marzo a martedì 3 aprile 2018: vacanze pasquali
- mercoledì 25 aprile 2018: anniversario della Liberazione
- martedì 1° maggio 2018: festa del Lavoro
- sabato 2 giugno 2018: festa nazionale della Repubblica

Da aggiungere al calendario la Festa del Santo Patrono
- Milano: giovedì 7 dicembre 2017, Sant’Ambrogio

L'ultimo giorno di scuola dell’a.s. 2017/2018
- venerdì 8 giugno 2018: ultimo giorno di scuola per tutti gli ordini e gradi di istruzione e per i percorsi di istruzione e formazione professionale
- venerdì 29 giugno 2018: ultimo giorno di scuola per le scuole dell’infanzia

Esame di terza media: sisvolge nel periodo compreso tra l’ultimo giorno di lezione (che varia a seconda del calendario scolastico delle propria Regione) e il 30 giugno 2018.
Esame di Maturità: prima prova mercoledì 20 giugno, seconda prova giovedì 21 giugno e terza prova (che verrà abolita nel 2019) lunedì 25 giugno 2018.


Ordinanza ministeriale n. 533 del 1° agosto 2017 con i calendari regionali [clicca qui] 
Il calendario scolastico regionale di carattere permanente approvato dalla Regione Lombardia  con D.G.R. n. IX/3318 del 18/04/2012 [clicca qui]

01 set 2017

inside out project, due video raccontano l'esperienza dei ragazzi di via scialoia

Ricordate il progetto "Tutto il mondo in una scuola", esperienza di arte pubblica del Collettivo Collirio, action group milanese dell’Inside Out project dell'artista JR, uno dei graffitisti più noti del panorama internazionale?
L'iniziativa è stata presentata lo scorso  27 maggio 2017 presso l'Istituto Comprensivo di via Scialoia, a Milano, durante la festa di fine anno [clicca qui e leggi il nostro post].
Sulle pareti esterne della palestra della scuola media campeggiarono per diverse settimane ben 269 enormi fotografie degli studenti dell'Istituto Comprensivo, oltre che di alcuni insegnanti e della Preside.

Due video che ripercorrono l'esperienza dei nostri ragazzi presso l'IC di via Scialoia: 

- Insideout Project Milan “All The World In A School” [clicca qui] 
- Insideout Project Milan “All The World In A School” Pasting Timelapse: [clicca qui]

anno scolastico 2017-2018, tutte le novità in un e-book gratuito a cura di orizzontescuola.it

OrizzonteScuola.it propone un e-book gratuito [CLICCA QUI] che illustra le principali novità introdotte dalla riforma della scuola, in particolare relative a quattro decreti attuativi della legge n. 107/2015: 

  1. Valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato (D.L.13 aprile 2017, n. 62);
  2. Riordino, adeguamento e semplificazione del sistema di formazione iniziale e di accesso nei ruoli di docente nella scuola secondaria (D.L. 13 aprile 2017, n. 59);
  3. Promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità (D.L. 13 aprile 2017, n. 66);
  4. Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni (D.L. 13 aprile 2017, n. 65).
Di seguito i temi trattati:
1. VALUTAZIONE
2. AMMISSIONE ALLA CLASSE SUCCESSIVA SCUOLA PRIMARIA
3. PROVA INVALSI SCUOLA PRIMARIA
4. AMMISSIONE ALLA CLASSE SUCCESSIVA E AGLI ESAMI DI STATO SCUOLA SECONDARIA DI I GRADO
5. PROVA INVALSI SCUOLA SECONDARIA DI PRIMO GRADO

28 ago 2017

quando chiude una scuola (il cpia pizzigoni, milano)



Dopo una resistenza durata un anno, il CPIA Pizzigoni chiude. Riportiamo l'appello di un insegnante d’italiano L2 presso il Cpia 5 Milano, pubblicato dallo scrittore Gianni Biondillo sulla rivista on-line Nazione Indiana.





Quando chiude una scuola, si perde sempre.

Si perde la possibilità d’imparare a convivere, si perde la possibilità di stare al mondo imparando a conoscere. Stare al mondo, imparando a conoscere? In nessuna scuola ti possono offrire, si può apprendere tutto lo scibile, ma il bravo docente è chi t’insegna, cerca di comunicare la volontà d’imparare, sempre. Queste sono le parole di un insegnante di Milano, che probabilmente a settembre dovrà trovare una nuova scuola, perché la sua potrebbe definitivamente chiudere. 
La mia scuola, si trova a Milano, in via Pizzigoni 9, nella periferia nord–ovest della città. 
La mia scuola è l’unica scuola in quella parte della città; dico “unica“, non per vanità o per fare il tragico. La sua peculiarità, la sua “mission” è quella dell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri (italiano L2). La maggior parte degli studenti proviene dall’intero mondo: questa è la bellezza della mia scuola.
Nel giro di due piani, conosci il mondo, senza frontiere o dogane, se non quella effettiva della nostra segreteria che richiede come da legge un documento regolare per poter accedere ai corsi.
Attenzione, la nostra scuola non è solo per stranieri, ma sono parte significativa anche gli italiani che dopo un percorso di vita o scolastico accidentato, complicato, giungono da noi per frequentare la terza media e accedere all’esame di stato per il diploma. Non è una scuola più facile, né per chi viene come studente, né per chi ci lavora: niente è dovuto. Siamo una scuola statale e ci atteniamo con scrupolo e professionalità alle leggi.
Insegnare l’arte della convivenza, ad un gruppo di studenti eterogeneo per età, nazionalità e pregresso scolastico, non è sempre facile; però, guardando i miei studenti ho potuto sempre riconoscere un possibile modello di convivenza pacifica a Milano.
Così gli dicevo: “noi dobbiamo imparare a stare bene insieme qui, perché se stiamo bene qui, allora anche fuori, nella città staremo bene, in pace. Noi siamo una parte di Milano, e Milano è parte di noi.”
Quando una scuola chiude, si perde una possibilità di crescere e di far crescere in pace Milano.
Si lascia un vuoto, si abbandona uno spazio, il cui senso, il cui significato profondo è quello della vita sociale: s’impara a riconoscersi come cittadini, come attori sociali che portano ricchezza, esperienza, emozioni. Spazio in cui si apprendono gli strumenti, come la lingua italiana, per essere riconosciuti come Persona e non come massa indistinta e spaventosa. Non un numero o una provenienza geografica “ il senegalese, il marocchino, il cino”.
Via Pizzigoni 9, periferia nord–ovest di Milano, un po’ prima di Quarto Oggiaro; il quartiere si chiama Villapizzone.
Nella geografia della città, è una zona strategica: vicina a tutto l’hinterland, vicina a Paolo Sarpi, la Chinatown milanese, vicina al Triboniano (campo rom), vicina alla caserma Monbello, dove sono sistemati i profughi, un quartiere di periferia che quando è inverno, e fa presto buio, avrebbe bisogno di più luce e gente in strada se ne vede poca.
La nostra scuola era presente da almeno trenta anni: prima in una via poco distante, via De Rossi, da cui per motivi logistici ci siamo dovuti spostare e poi ora in via Pizzigoni).
Il trasloco l’abbiamo fatto noi, personale della scuola (insegnanti, segretari, la stessa preside, commessi), abbiamo caricato le nostre macchine e ci siamo trasferiti. Non è facile, ma ce l’avevamo fatta: tra corsi d’italiano e scuola media, quest’anno sono stati accolti almeno 800 studenti.
Ho usato il verbo “accogliere” per questo motivo: la scuola per funzionare, per promuovere la socialità, deve riconoscersi come luogo dove non solo si riceve come fosse lettera o pacco, ma si accoglie lo studente come cittadino, con diritti e doveri, una sua storia, una sua situazione che ha una primaria necessità: imparare l’italiano e le regole della vita in Italia.
La nostra scuola in collaborazione con la Prefettura di Milano, organizza corsi di Formazione Civica e test di lingua italiana per il permesso di soggiorno. I cittadini neo arrivati in Italia imparano quali sono i loro diritti e doveri, gli articoli della Costituzione più importanti, come e dove rivolgersi per i bisogni essenziali (medico, lavoro, la casa…). Il test per il permesso di soggiorno è un esame, i cui candidati sono mandati dalla Prefettura per verificare il loro livello di conoscenza della lingua italiana, utile per l’ottenimento o meno del permesso del soggiorno.
La nostra scuola ha dunque una funzione vitale per il tessuto sociale di Milano.
Quando si chiude una scuola, si chiude, si dismette la possibilità di migliorare Milano.
Sono stati realizzati progetti per farla diventare più bella, per comunicare la sicurezza: sono intervenuti scrittori, artisti, la polizia scientifica e mediatori e infermieri, tutti gratis.
Andare a scuola non significa solo recarsi in un posto, andare a scuola è una locuzione che ha molteplici significati: quello fisico di camminare fino a là, imparare, ritrovarsi con amici e docenti con tutto ciò che può nascere e derivare da un incontro.
Ci avevano assegnato uno spazio dietro una scuola abbandonata per amianto, la scuola media Colombo. Spesso entravamo per vedere, seguire i lavori del nostro edificio. Una volta ultimato, abbiamo traslocato e siamo ripartiti, con l’assicurazione delle autorità, che presto la scuola media Colombo, quella con l’amianto, sarebbe stata abbattuta.
L’impatto, la visione con la nostra scuola è quello di un cancello da cui si vede una vecchia bandiera italiana tutta sporca e sbrindellata, appesa da un pennone della presidenza della Colombo : vetri rotti, macerie e abbandono.
Ma se si guarda bene sul cancello, c’è soprattutto un enorme striscione plastificato con tantissime facce di ragazzi e docenti e il nome della nostra scuola, la nostra bandiera colorata.
La nostra scuola non si vede dal cancello, devi camminare e poi la trovi con una bella scritta colorata sul suo muro frontale CPIA MILANO e poi un grande murales con le stesse facce del cartellone, dello striscione.
La Colombo, sempre quella con l’amianto, non è mai stata abbattuta, anzi, durante l’inverno è divenuta, per Emergenza Freddo, organizzata dal Comune di Milano, un dormitorio.
L’amianto a loro non nuoceva. La convivenza non è stata facile tra i le due parti sociali, ma abbiamo pazientato.
La mattina, cocci di bottiglie e altra sporcizia; la notte, la sensazione effettiva di poca sicurezza e dunque la paura: le professoresse non venivano mai lasciate uscire da sole.
Poi “Emergenza Freddo” è terminata, ma qualcuno, avendo visto quanto spazio abbandonato potesse essere occupato, l’ha occupato e ancora adesso è così: è stato scritto un articolo sul Corriere della Sera “L’hotel delle ombre”.
Durante questi mesi estivi sono, manca il soggetto, perché non è possibile sapere, non si sa chi, entrati a scuola, rubando e vandalizzando.
Finita la resistenza? Si chiude? Dopo un anno, in cui più volte sono state chiamate le forze dell’ordine per sgomberare la nostra stessa scuola, in cui al piano inferiore, si erano chiuse alcune persone, visibilmente alterate. Dopo un anno il cui commesso, con grande coraggio, apriva la scuola, da solo, rischiando sulla sua pelle, la reazione delle persone da lui svegliate e allontanate, si chiude.
Le numerosi segnalazioni del Preside e della nostra Coordinatrice, a chi di dovere, come si usa dire, non hanno comportato la soluzione dei problemi: altre emergenze più emergenti altre urgenze più urgenti, altri numeri da chiamare e richiamare.
Si chiude? La chiusura, se così fosse, non può e non deve essere una dichiarazione di resa: rimane però forte il senso di un abbandono da parte delle istituzioni, di una politica sociale schizofrenica e quella bandiera italiana sbrindellata, dai colori sbiaditi appesa all’Hotel delle Ombre, fu un tempo scuola media Colombo, luogo di luce, d’incontro dove imparare la convivenza.
Certo che ora vado a prendermi la mia bandiera: quello striscione con tutte le facce dei miei studenti e il nome della nostra scuola : CPIA PIZZIGONI. 
Gianluca Gaetano Fazzi 
Insegnante d’italiano L2 presso il Cpia Pizzigoni, CPIA 5 MILANO
da nazioneindiana.it, 27 agosto 2017

11 ago 2017

alunni con disabilità: garanzie per il nuovo anno scolastico

I mesi estivi non fanno certo placare le preoccupazioni per il prossimo anno scolastico, soprattutto nelle famiglie con figli con disabilità. Per questi, troppo spesso l’effettiva e piena partecipazione alle attività scolastiche non inizia certo a settembre: la nomina degli insegnanti di sostegno avviene mesi dopo, l’assistenza educativa non viene attivata da subito, il trasporto non sempre è garantito dal primo giorno. Storie che negli ultimi anni si sono ripetute e sono state denunciate.
FISH ha chiesto un incontro al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, che lo ha rapidamente concesso, proprio per quanto ci è ormai noto e per le istanze forti delle associazioni, delle reti territoriali: la scuola deve iniziare a settembre per tutti.” Così Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, anticipa i contenuti dell’incontro presso il MIUR in cui sono stati richiesti impegni e rassicurazioni.
Il Ministro Fedeli ci ha innanzitutto informato dell’imminente emanazione di una specifica circolare a tutti i dirigenti scolastici che mira a contenere il rischio di ritardi nelle nomine e all’attivazione dell’assistenza alla comunicazione e all’autonomia, proprio per garantire la piena e immediata inclusione degli alunni con disabilità. La circolare preciserà anche le indicazioni del recente decreto legislativo 66/2017 (Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilità) che entrano in vigore dall’anno 2019 [clicca qui].
Analoghe rassicurazioni sono state espresse rispetto al trasporto scolastico, oggetto – come si ricorderà – di gravi disagi negli anni scorsi. Su questi servizi sarà cura del Ministero richiamare i più recenti specifici stanziamenti mirati proprio alla loro garanzia.
Sono state formulate anche garanzie circa il rispetto del numero di studenti (massimo 22) nelle classi in cui sia presente una alunno con disabilità grave, contenendo così il fenomeno delle cosiddette classi pollaio.”
FISH, come di consueto, ad inizio anno scolastico avrà cura di raccogliere e segnalare i disagi o le violazioni riportate dalle famiglie e dalle organizzazioni territoriali.

3 agosto 2017
http://www.fishonlus.it/2017/08/03/alunni-con-disabilita-garanzie-per-il-nuovo-anno-scolastico/